di Pierangelo Colombo

venerdì 17 agosto 2018

Sentieri e Pensieri 2018


A Santa Maria Maggiore (Valle Vigezzo) da domenica 19 a sabato 25 agosto torna per il sesto anno consecutivo Sentieri e Pensieri, la rassegna estiva – dal 2016 sotto la Direzione Artistica di Bruno Gambarotta – organizzata dal Comune di Santa Maria Maggiore con il sostegno e patrocinio della Regione Piemonte e l'importante collaborazione e contributo del Circolo dei lettori di Torino.


Anche quest’estate saranno molti i protagonisti (più che raddoppiati rispetto alle passate edizioni, con
oltre 40 ospiti, tra autori, giornalisti e moderatori) che saliranno sul palco di Santa Maria Maggiore
e andranno a comporre il ricchissimo calendario di Sentieri e Pensieri, nato nel 2013 sotto l’egida del Salone Internazionale del Libro di Torino, e che nel 2018 festeggia l'ingresso nel circuito di Borgate dal vivo e i 25 anni del Parco Nazionale della Val Grande con incontri dedicati alla montagna, tra cui la speciale serata d'anteprima del 19 agosto.

I protagonisti della sesta edizione:Michela Murgia, Carolina Orlandi, Paolo Hendel, Giampiero Mughini, Natasha Lusenti, Tamara Lunger, Gioele Dix, Margherita Oggero, Alessandro Alciato, Alberto Simone, Andrea Vitali e Beppe Bergomi, Stefano Ghisolfi, Geronimo Stilton, Roberto Morgese, Silvio Barbero, Emanuele Caruso, Teresio Valsesia, Annalisa Monfreda, Benito Mazzi, Alberto Sinigaglia, Andrea Raimondi, Raimondo Caliari, Mons. Franco Giulio Brambilla, Margherita Cassani e Daniela Denti.



Gli appuntamenti, a ingresso gratuito, si tengono sul palco di Piazza Risorgimento o presso il Teatro Comunale (alcuni eventi OFF e KIDS si terranno alla Scuola di Belle Arti e al Parco di Villa Antonia e potranno prevedere un biglietto d'ingresso).
“Il festival ‘Sentieri e Pensieri’ torna con un programma e ospiti di grande interesse – dichiara
Antonella Parigi, assessore alla cultura e al turismo della Regione Piemonte – Una manifestazione che rappresenta non solo un importante appuntamento culturale di conoscenza e confronto, ma una vetrina per tutta la Valle Vigezzo in grado di richiamare un numeroso pubblico, grazie anche alle numerose alleanze strette in questi anni con istituzioni del nostro territorio, dal Salone del libro di Torino al Circolo dei lettori”.
“Siamo felici di contribuire ad arricchire il programma del festival Sentieri e Pensieri, vanto del nostro
territorio – dichiara Maurizia Rebola, direttore della Fondazione il Circolo dei lettori – e quindi di dialogare e tessere relazioni fertili con le diverse realtà culturali del Piemonte, in un'ottica di proficua condivisione”.


Sostenuta e fortemente voluta dal Comune di Santa Maria Maggiore, la rassegna Sentieri e Pensieri
propone incontri con scrittori e autori che, partendo dai loro ultimi libri, si raccontano e dialogano su temi e argomenti che spaziano dalla cronaca all'attualità, dallo sport alla letteratura.  
 “Un'edizione "col botto", quella dell'estate 2018 – conferma il Sindaco di Santa Maria Maggiore, Claudio Cottini – con grandi personaggi, le nuove proposte off e per i più piccoli, oltre ai diversi temi su cui riflettere durante un periodo di vacanza nel nostro grazioso borgo Bandiera Arancione del Touring Club Italiano. Santa Maria Maggiore consolida la propria offerta culturale con Sentieri e Pensieri, portando il proprio festival, diretto mirabilmente da Bruno Gambarotta, ad essere, seppur così giovane, un appuntamento atteso non solo dal pubblico numeroso e appassionato, ma oggi anche dagli autori delle novità editoriali. Ringrazio quindi gli sponsor, i partner istituzionali e tutti coloro che nelle varie forme collaborano alla riuscita dell'evento”.

Una sesta edizione davvero ricca di novità, il cuore del festival prevede sei giornate dal 20 al 25 agosto, con una serata d'anteprima speciale realizzata dal Parco Nazionale della Val Grande in occasione dei 25 anni dalla sua nascita: il Teatro Comunale di
Santa Maria Maggiore ospiterà domenica 19 agosto “Un giorno a Monte Paradiso”. Il titolo ricorda il set naturale, proprio nel cuore della Val Grande, del film di successo “La Terra Buona”, che verrà proiettato alle ore 18.
Alle 20.30 apericena a Km 0 a cura dei produttori di Campagna Amica Coldiretti.
Alle 21 “La terra buona: cibo, stile di vita, natura”, una tavola rotonda con protagonisti d'eccezione: Silvio Barbero, Vice Presidente dell'Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, Emanuele Caruso, regista de “La Terra Buona”, Teresio Valsesia, giornalista e scrittore, autore del libro “Val Grande ultimo paradiso”. Moderatore della serata sarà il giornalista Ivan Fossati, responsabile della redazione VCO del quotidiano La Stampa.
Ad inaugurare la sesta edizione di Sentieri e Pensieri lunedì 20 agosto alle ore 18 arriverà a Santa Maria Maggiore Michela Murgia, una delle ospiti più attese, con “Fino a trent’anni non ero femminista”, seguita alle ore 21 da Paolo Hendel, per la presentazione con Marco Vicari de “La giovinezza è sopravvalutata” (Rizzoli).
Saranno molte le protagoniste femminili della rassegna: Carolina Orlandi, figlia di David Rossi, il capocomunicazione di Banca Monte dei Paschi di Siena il cui discusso suicidio viene raccontato nel
Memoir “Se tu potessi vedermi ora” (Mondadori) in dialogo – martedì 21 alle ore 21 – con la giornalista Cristina Pastore.
Natascha Lusenti, nota conduttrice di Rai Radio 2, presenterà mercoledì 22 alle ore 18 il suo esordio
letterario “Al mattino stringi forti i desideri” (Garzanti) con la giornalista Maria Elisa Gualandris.
Giovedì 23 alle ore 18 Margherita Oggero dialogherà con Bruno Gambarotta sul suo ultimo libro edito da Einaudi, “Non fa niente”.
Venerdì 24 alle ore 18 Annalisa Monfreda, direttore di Donna Moderna (e neo-direttore di Tu Style), sarà ospite a Santa Maria Maggiore per presentare “Donne come noi” (Sperling & Kupfer), insieme a Giorgia Benusiglio, una delle protagoniste di questo libro speciale, testimonial e consulente sulla prevenzione contro l’uso di sostanze stupefacenti: a dialogare con loro la giornalista Francesca Zani.
Sempre venerdì 24, ma alle 21, una delle più forti alpiniste del mondo, Tamara Lunger, presenterà con Luca Calzolari, direttore della rivista del CAI Montagne 360°, “Io, gli ottomila e la felicità” (BUR).
Martedì 21 alle ore 17.30 un'interessante tavola rotonda approfondirà il giornalismo piemontese e le storie raccontate da quattro protagonisti d'eccezione: Bruno Gambarotta, Alberto Sinigaglia, Benito Mazzi e Andrea Raimondi.
Ancora sport e montagna: mercoledì 22 alle 21, con Andrea Vitali e Beppe Bergomi, la cui vita viene
raccontata nel nuovo libro dell'autore, “Bella zio” (Mondadori), presentato dal giornalista sportivo Luca Spriano.
Nella serata di giovedì 23 alle 21, protagonista sarà il climber torinese Stefano Ghisolfi, in un incontro organizzato dalla sezione vigezzina del Club Alpino Italiano. Saranno infine due nomi importanti del
mondo della cultura e dello spettacolo a chiudere l'edizione 2018 di Sentieri e Pensieri: sabato 25 agosto alle 18 Giampiero Mughini presenterà con la giornalista Fabiana Giacomotti “Era di maggio” (Marsilio), la sua appassionata analisi del maggio '68, mentre alle 21 l'autore e attore Gioele Dix racconterà con il giornalista e scrittore Matteo Severgnini la propria personalissima storia sentimentale della letteratura, con “Dix Libris” (Rai Eri).

lunedì 6 agosto 2018

Buone vacanze

 

“Bisogna sempre essere prudenti con i libri e con ciò che contengono, perché le parole hanno il potere di cambiarci.”

Cassandra Clare

sabato 4 agosto 2018

venerdì 3 agosto 2018

Premio Fondazione Il Campiello 2018 a Marta Morazzoni


Aspettando l’assegnazione del premio Campiello 2018, nella giornata del 26 luglio, la fondazione ha reso noto l’attribuzione del Premio Fondazione Il Campiello 2018 attribuito a Marta Morazzoni. La scrittrice milanese ritirerà il riconoscimento alla carriera in occasione della finale della 56^ edizione del Premio Campiello, in programma sabato 15 settembre al Gran Teatro La Fenice di Venezia. 


Matteo Zoppas, Presidente della Fondazione Il Campiello e di Confindustria Veneto, ha dichiarato: “Siamo onorati che Marta Morazzoni abbia accettato questo nostro riconoscimento; il nostro vuole essere un omaggio ad un’autrice che ha assunto un ruolo di rilievo nella letteratura italiana degli ultimi decenni. Già vincitrice di due Premi Selezione Campiello nel 1988 e nel 1992, nonché del Premio Campiello nel 1997, Marta Morazzoni si è sempre contraddistinta per le caratteristiche originali di una scrittura stilisticamente tesa, sorvegliata e introspettiva. Attraverso la consegna di questo premio vogliamo ringraziarla simbolicamente per il suo grande e apprezzato lavoro.”

Di seguito la motivazione con cui è stato assegnato il Premio:

Non è pervenuta faticosamente alla notorietà, come invece destino di molti, Marta Morazzoni: già la sua prima raccolta di racconti (“La ragazza col turbante”, 1986) ebbe un clamoroso successo di critica e di pubblico. La stessa sorte sperimentarono quasi tutti gli altri suoi libri, tra cui vanno ricordati almeno “L’invenzione della verità” (1988, premio Selezione Campiello), “Casa materna” (1992, premio Selezione Campiello), “Il caso Courrier” (1997, premio Campiello) e il recente “Il fuoco di Jeanne” (2014). Fin dall’inizio si è manifestata sorprendente una cifra peculiare di questa scrittrice, e cioè un’analisi psicologica dei personaggi drappeggiata attorno a vicende apparentemente secondarie, anche in illustri contesti storici, e destinate tuttavia a manifestarsi irrimediabili.
Come l’indecifrabile groviglio di nodi nel rovescio di un tappeto, quello che talvolta appare se per avventura qualcuno lo smuova, così il dipanarsi dei fatti quotidiani può scoprire l’inaspettata faccia di un’arcana simbologia. Sarebbe tuttavia limitativo attribuire alla narrativa della scrittrice il solo pregio di saper diagnosticare le insidie dell’apparenza, arte in cui invero eccelle, perché ad essa si accompagna una singolare spietatezza: quella di una tensione morale che non è disposta a fare sconti a nessuno dei personaggi, comuni o illustri, che popolano le sue pagine.
La sottile perfidia della narrativa controcorrente di Marta Morazzoni, contraddistinta dal pregio – che ai più potrebbe sembrare ormai anacronistico – di una sorvegliata ed ellittica sintassi, consiste dunque in una raffinata analisi psicologica che progredisce non già per scavo interiore bensì per accumulo di indizi apparentemente labili: che alla fine costituiscono, nel sistematico convergere delle vicende, la più inesorabile delle condanne.

Il Premio Fondazione Il Campiello viene assegnato dal 2010 dall’omonima fondazione ad una insigne personalità della cultura letteraria italiana contemporanea. Prima di Marta Morazzoni, hanno ricevuto il riconoscimento Rosetta Loy (2017), Ferdinando Camon (2016), Sebastiano Vassalli (2015), Claudio Magris (2014), Alberto Arbasino (2013), Dacia Maraini (2012), Andrea Camilleri (2011) e Carlo Fruttero (2010).

Marta Morazzoni è nata a Milano nel 1950. Ha insegnato lettere in una scuola superiore. Il suo primo libro, La ragazza col turbante (1986), ha avuto uno straordinario successo critico in Italia e all’estero, dove è stato tradotto in nove lingue. L’invenzione della verità è entrato nella selezione Campiello nel 1988, Casa materna nel 1992. Il caso Courrier ha vinto il premio Campiello nel 1997 nonché l’Independent Foreign Fiction Award nel 2001. Fra i suoi libri anche: L’estuario (1996), Una lezione di stile (2002), Un incontro inatteso per il consigliere Goethe (2005), La città del desiderio. Amsterdam (2006), La nota segreta (2010) e Il fuoco di Jeanne (2014). I suoi libri sono stati pubblicati da Longanesi, e ora da Guanda.

giovedì 2 agosto 2018

La piccola Awa e il leone


A volte dimentichiamo le nostre radici, accantoniamo i ricordi volgendo lo sguardo al futuro; basta uno sguardo, però, per riassaporare malinconie di un tempo lontano, riti e abitudini che ci hanno resi felici, persino il sapore di cibo povero sa arricchire le nostre memorie.


La piccola Awa e il leone




 «Ehi, piccola, il gatto ti ha mangiato la lingua?» chiede mamma Arame rivolgendosi ad Awa che, con il muso appiccicato al finestrino dell’auto, ammira rapita l’alba del nuovo giorno. Il sole, sbucando dalle fronde di un pioppeto, tinge di rosa delle nuvole rade nel cielo. Awa si volge a lei, mostrando un sorriso gioioso.
«Papà? I leoni sono già svegli a quest’ora?» domanda Awa, sbirciando gli occhi del padre nello specchietto retrovisore.
 «I leoni sono pigri» risponde lui. «Dormirebbero tutto il giorno se non ci fossero le leonesse a tenerli svegli».
 «Proprio come papà, se non ci fossi io» interviene la mamma con un sorriso malizioso. L’euforia della piccola Awa ha contagiato l’intera famiglia. Da giorni agogna questa gita programmata da tempo: finalmente, al parco zoologico, avrebbe visto i leoni.
I genitori lasciarono il Senegal che lei aveva appena compiuto i tre anni. Troppo piccola perché abbia dei ricordi di quella terra lontana, dove il sole e la sabbia si fondono formando povertà e profumi, colori e magia; Awa non ricorda nulla, se non immagini create dalla propria fantasia attraverso i racconti di papà Khadim. Storie di leoni, gazzelle, topini e conigli. Favole dalle ali sottili, ma capaci di far volare la fantasia. Planando su pianure, mari, deserti e montagne, l’immaginazione di Awa arriva in quei luoghi dove il cielo pare così vicino alla terra che soltanto la forza degli alberi ne impedisce la caduta. Dove le notti sono rischiarate dalle stelle e dalla luna brillante.
  Awa ha otto anni e non ha mai visto un leone in carne e ossa, anche se a scuola tutti i compagni credono il contrario; è naturale che, vedendo la sua pelle d’ebano, la prima domanda sia: “Hai mai visto un leone?”. Perché, nero equivale ad Africa e Africa significa leone, elementare. Avrebbe dovuto spiegare loro che nemmeno suo padre ne aveva mai visto uno, se non sui libri di scuola, in un’aula ricavata nella capanna più grande del villaggio, dove l’unico animale feroce era un vecchio cane, famelico sterminatore di topi da granaio.
Awa, però, aveva tralasciato ogni delucidazione, trovando più appropriato raccontare aneddoti inventati di sana pianta su incontri ravvicinati con il re della savana. Non era solita raccontare bugie, ma così facendo si sentiva al centro dell’attenzione. I visi dei compagni, trasognati, pendevano dalle sue labbra: non si sentiva più la bambina di colore perennemente sotto esame, ma una piccola eroina. In ogni caso, anche loro ci andavano giù pesante: chi era amico di Kakà, chi di Valentino Rossi.
 E ora che il bioparco sta per diventare una realtà, è felice, impaziente di vedere un leone vero, da vicino. Da oggi, le sue storie saranno un po’ meno inventate.
L’emozione raggiunge il culmine quando, scendendo dall’auto, sente i versi di alcune belve. Non trattiene oltre l’entusiasmo; fare i biglietti le pare una perdita assurda di tempo. Alcuni inservienti stanno ancora finendo di ripulire le voliere dei pappagalli quando Awa e i suoi oltrepassano finalmente i cancelli.
 «Possiamo vedere subito i leoni?» domanda Awa, strattonando il braccio del padre.
 «Perché tanta fretta? Non scappano mica, sai?»
 «Ti prego, papà» supplica, spalancando gli occhi.
«Va bene, andiamo a salutare il risveglio del re» accondiscende, incapace di resisterle. Spiega la cartina del parco e, studiando il percorso, s’avvia alla ricerca del recinto, mentre la piccola trotterella felice e impaziente al suo fianco.
Una dopo l’altra, si succedono le diverse recinzioni dove brucano placidi una coppia di gnu, un branco di gazzelle e una famigliola di zebre che, ancora sdraiate, muovono la coda. L’imponenza di un rinoceronte scalfisce appena l’impazienza di Awa, la cui fantasia cancella gli steccati e le reti di protezione trasformando il parco in una vera savana. Gli alberi sparsi nel parco si trasformano in cespugli spinosi, in imponenti baobab, dai cui rami alcuni leopardi sonnacchiosi osservano i loro movimenti.
«Ecco! Awa ti presento i leoni; leoni, questa è la piccola Awa, principessa dell’oasi orientale» recita pomposo il padre, indicandole la grande gabbia. Oltre le spesse sbarre di ferro, sdraiata per sorbirsi il tepore del sole c’è una coppia di vecchi leoni, mentre un pettirosso si pavoneggia su di un masso poco distante. Scorgendoli, Awa sente montare l’emozione, quasi le viene da piangere.
Accigliato e con gli occhi socchiusi, il maschio se ne sta con la testa ritta a mo’ di sfinge, mentre la femmina è placidamente sdraiata su di un fianco.
Sospendendo il respiro, Awa contempla i suoi idoli mangiandoseli con gli occhi. Starebbe ore a osservarli, affascinata dalle possenti zampe, la folta criniera, il pelo traslucido, le grandi fauci. Sverrebbe al solo udirne il ruggito, ma quando il suo sguardo incrocia quello del vecchio leone, la felicità sembra infrangersi come un bicchiere caduto sul pavimento. Occhi di un bruno opaco, spenti e privi di qualsiasi desiderio. Scendendo verso le guance, due piccole striature nere sembrano disegnare il percorso di una lacrima.
Awa ha un sussulto: nello sguardo del leone vede solitudine e frustrazione, un sovrano senza regno che, oziando, sogna le distese libere e selvagge della savana. Occhi che bramano le sconfinate pianure, il sole immenso, un branco da guidare e proteggere, mentre l’aria calda sa di polvere e sangue. Awa pensa a quanto straniero possa sentirsi il leone in questo mondo che non gli appartiene; a quanto stretta e fredda deve sembrargli la gabbia che ne imprigiona e stempera l’istinto.
La malinconia che prova la rigetta nel ricordo dei primi giorni di scuola: giorni resi tristi dal sapore amaro dell’inadeguatezza; esperienza che le aveva fatto assaporare lo scherno, la diffidenza, il pregiudizio e l’ipocrisia. Giorni in cui la propria diversità aveva attirato occhiate e curiosità, come il leone richiama gli sguardi dei visitatori. Leone che non per scelta o necessità ha lasciato la terra natia, il territorio dei propri avi a lui destinato, ma che l’uomo gli ha sottratto arbitrariamente.
Lo sguardo del leone riporta Awa alla crudele realtà; la sua fantasia si dissolve come foschia mattutina lasciando affiorare gli steccati, le sbarre grigie e fredde, mentre i baobab tornano a essere alberelli scortecciati dagli artigli dei felini.
Awa alza gli occhi verso quelli di suo padre; cerca sollievo, calore e un rifugio dalla malinconia.
Gli occhi di papà sono rivolti lontano, per scrutare qualcosa che fluttua nello sguardo del re: un paese lontano, radici che ridestano il desiderio di riti, usanze, sapori. Profumo di cibo povero, ma insaporito dal calore umano. Voci, visi, profumi custoditi negli scrigni dei ricordi riemergono colmandolo di malinconia, emozioni penetranti quanto il profumo del nardo selvatico.
Awa coglie la sofferenza del padre, la delusione di sogni demoliti da una cinica realtà. Capisce ora il tono nella voce con cui, entusiasta e sommesso al tempo stesso, le descriveva il suo villaggio, la famiglia, l’aria e i colori. Comprende il vecchio leone e Khadim: soffrono gli stessi ricordi, lo stesso malinconico mal d’Africa.
 «Papà! Andiamo via?» chiede, con un filo di voce.
 «Certo, piccola mia».
Khadim avvicina a sé la bambina che, con occhi lucidi, si stringe a lui affondando il viso nella camicia, respirandone il profumo di sandalo. Si allontanano lasciandosi alle spalle la gabbia dei leoni; Awa non dimenticherà mai lo sguardo del re senza più un regno. 


di Pierangelo Colombo, edito nella raccolta: Prospettive (2017)