di Pierangelo Colombo

giovedì 10 maggio 2018

Nando Dalla Chiesa presenta: Per fortuna faccio il prof!


Nell’ambito della 4ª edizione del Festival della Cultura città di Arcore, Nando Dalla Chiesa, professore ordinario di Sociologia della criminalità organizzata alla facoltà di Scienze politiche dell’Università statale di Milano, ha presentato il suo ultimo libro Per fortuna faccio il prof!
Uno scritto che vuole essere: La dichiarazione d’amore di un professore per l’università, luogo di bellezza e di cultura, di libertà e di servizio, di fatica che cambia il mondo”.


E proprio con questo spirito l’autore ha iniziato la presentazione, elogiando la gioia che si prova nel trarre dal proprio lavoro quelle soddisfazioni legate dallo stare a stretto contatto con i giovani. Questo libro, infatti, fa da contraltare allo stereotipo che vuole i giovani come un branco di svogliati individualisti privi di valori.
Attraverso una disamina sullo stato attuale dell’università, per nulla positivo per ciò che riguarda il perenne problema della carenza di investimenti, la mancanza di un turnover, per cinque docenti pensionati ne viene assunto uno, l’autore si dimostra ottimista affermando che anche con poco si può fare molto. L’università, infatti, negli ultimi anni si è fatta ancor più esigente, offrendo una grande occasione per costruire delle realtà valide nei giovani. Facendo una comparazione fra il mondo politico istituzionale e l’università, Dalla Chiesa predilige senza dubbio il mondo accademico, in quanto offre la possibilità di lavorare proprio con i giovani, la classe dirigente del futuro. Giovani pronti a mettersi in gioco, a rivedere i proprio orientamenti perché la conoscenza produce voglia di fare. Molti, infatti, gli esempi di studenti che si mobilitano per la società civile, creando siti, associazioni, movimenti culturali. Un mondo del tutto diverso da quello delle aule parlamentari in cui, ribadisce l’autore, più volte ha provato la sensazione di parlare ad auditori per nulla interessati, dove le sue parole entravano da un orecchio per uscirne dall’altro.

Quella di Scienze politiche, spiega l’autore, è una facoltà che non subisce l’influenza di fattori legati a fatti di cronaca o periodi storici, citando l’esempio legato agli anni novanta con la strage di Capaci e via d’Amelio o tangentopoli, che portarono a un aumento esponenziale di iscrizioni ai corsi di giurisprudenza, gli studenti che frequentano il suo corso, come emerge dai questionari compilati all’inizio del corso, sono spinti da curiosità, voglia di approfondire un tema spinoso come quelle sulle mafie. Solo con il tempo si sviluppano in loro le vere attitudini, fra docente e studenti nascono dei rapporti delicati fondati sulla fiducia reciproca, in cui l’insegnate cerca di valorizzare quello straordinario patrimonio umano che i giovani posseggono. In loro, testimonia sempre il docente, è spiccata la coscienza civile, la voglia di contrastare mafia e corruzione, studiano con dedizione e generosità, tanto da presentarsi agli esami con più libri di quelli richiesti o prestare il proprio tempo in campo associazionistico senza nemmeno richiedere i crediti universitari. Studenti che il più delle volte lavorano per mantenersi agli studi, cita l’esempio di una studentessa che si adoperava in tre diverse occupazioni: la mattina aiutava nella mungiture delle vacche, per poi lavorare come cameriera e infine come commessa in una sala giochi di Milano. Un caleidoscopio di personalità che, attraverso l’università, imparano a conoscere una vita più alta. 
Ed è con giustificato orgoglio che Dalla Chiesa illustra la sua ‘creatura’: L’università itinerante, un’esperienza didattica totalmente diversa da quelle che si vivono nelle aule accademiche. Si tratta di un viaggio di gruppo che si volge in luoghi dove vi sia della ‘legalità difficile’, stando a contatto con la realtà si ha la possibilità  di raccogliere e analizzare dati, testimonianze, tenere seminari. Un vero e proprio tirocinio sul campo.
  Un libro, quindi, dedicato a quei giovani che hanno la forza e la volontà di cambiare il mondo, studenti che negli anni hanno fatto carriera e che oggi, spiega soddisfatto Dalla Chiesa, ritrova in comuni, istituzioni e persino come docenti in atenei esteri dove insegnano l’antimafia.





Descrizione 
 
Questo non è un libro di denuncia dei mali dell’università. Non è un’accusa contro lo Stato che non investe nella ricerca. E nemmeno deplorazione delle distanze tra strutture e tecnologie dei nostri atenei d’eccellenza e quelle dei maggiori atenei stranieri. È invece un libro che canta la bellezza dell’insegnare e del vivere in università, racconta il piacere delle sfide culturali, la meraviglia dell’incontro con le generazioni più giovani, la scoperta di realtà e sentimenti sempre nuovi, la ricchezza nascosta dei percorsi collettivi. È un libro che dimostra che il nostro sguardo serve non solo a vedere le cose ma anche a farle nascere e che la cultura scientifica può farsi cultura civile e propagarsi come incendio nella prateria.

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