di Pierangelo Colombo

domenica 13 maggio 2018

Salone del libro di Torino; Eduard Limonov

Eduard Limonov, è un uomo enigmatico schivo nel linguaggio quanto prolisso nella scrittura; nel suo ultimo lavoro parla di politica, di vita quotidiana e sulle trasformazioni in atto in questi ultimi anni nella Russia.

Ambientato nella periferia di Mosca, in un quartiere dove l’autore andò a vivere dopo la prigione, un ghetto che, come precisa lo scrittore: “ricorda la città di Ostia, dove fu assassinato Pasolini”.
Uno fra gli ospiti più atteso del salone, Limonov torna in Italia dopo venti anni per presentare il suo ultimo libro Zona industriale.
Dinanzi ad una Sala Gialla gremita, Marino Silibaldi presenta l’ospite: scrittore e politico russo, fondatore e leader del Partito Nazional Bolscevico. Zona Industriale è un opera con molti elementi autobiografici, che ha inizio nel 2003 quando, Limonov esce dal carcere. Libro e incontro che danno la spunto per riflettere e analizzare la Russia attuale e, soprattutto di Vladimir Putin.
“Putin è solo un front-man” afferma l’autore, “la Russia è governata, nella realtà, da gruppi finanziari molto influenti. Usano Putin per via della sua impressione in occidente, ma in realtà non decide autonomamente. Ad esempio la questione della riunificazione della Crimea alla Russia, questione che è stata messa ai voti nonostante la sua contrarietà. Putin deve il suo successo al fatto che agli occhi dei miei compatrioti incarna l’impero Russo. Dal 1991 al 2014 il popolo russo è stato umiliato, il paese, da potenza, si è ritrovato ad essere una nazione di terza categoria. Il giorno della riunificazione della Crimea, molte persone hanno festeggiato, perché i russi erano abituati ad essere vincitori nelle competizioni internazionali, quindi il popolo russo soffriva nel vedere il proprio paese privo di forze”.
Citando la biografia di Limonov scritta da Emmanuel Carrére, Silibaldi chiede allo scrittore russo di commentare la sua incarcerazione. “Nel 1994” risponde Eduard, “Putin era un liberale liberista: con la propaganda patriottica, a quei tempi, non si otteneva molto, così Putin ha perseguitato il nostro partito. Nel 2001 abbiamo tentato di accendere un’insurrezione, ma siamo stati arrestati e condannati”. Riguardo a Carrère, Limonov lo definisce una persona utile, ma nemico di classe, “a differenza di me lui è un borghese”.
Tornando sulla questione della Crimea, l’autore ha così analizzato la vicenda: “La vittoria della Crimea è stata associata a Putin, ma non è così. Esisteva già un movimento che si chiamava Sebastopoli Crimea russa. Gli stessi anni in cui il mio partito fu messo fuori legge. Sono stato in carcere durante il governo Putin. Oggi in Russia il 78% delle ricchezze nazionali sono in mano all’1% della popolazione. Mi trovo, però, d’accordo con Putin riguardo all’imperialismo russo. Oltre alla Crimea ci sono molte altre città abitate da russi che occorre tornino a far parte della Russia. Nel 1991, 27 milioni di russi si sono ritrovati fuori dalla Russia da un giorno all’altro.


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